Riforma del contenzioso previdenziale e assistenziale. Di filtro in filtro, fino a scoraggiare i bisognosi

Riforma del contenzioso previdenziale e assistenziale. Di filtro in filtro, fino a scoraggiare i bisognosi

Dal sito patronato.anmil.it, intervento di Pasquale Acconcia

Martedì 04 Giugno 2013 10:07

Riforma del contenzioso previdenziale e assistenziale. Di filtro in filtro, fino a scoraggiare i bisognosi

Pasquale Acconcia

  • 1. Esemplare a questo proposito è la vicenda del decreto 81 del 2008, approvato a fine legislatura, forse con qualche approssimazione, e che dall’anno successivo è stato oggetto di continue rivisitazioni: chiare e palesi nel caso del decreto 106 del 2009; confuse negli anni successivi fra commi di leggi omnibus, rinvii di attuazione, interventi ministeriali che hanno creato obiettivi intralci all’immediata attuazione di alcune norme..
  • 2. Che punta l’attenzione e le risorse finanziarie sulle funzioni di supplenza degli sportelli previdenziali e su verifiche della qualità della gestione delle pratiche telematiche.
  • 3. La composizione e le funzioni delle Commissioni per l'accertamento dell'invalidità civile (l.295/90) dell'handicap (l. 104/92) delle disabilita' per il collocamento mirato (l. 68/99) della cecità civile e del sordomutismo operanti presso le ASL è stata modificata nel 2010 con l’inserimento di un medico INPS nel quadro della generale revisione del procedimento sanitario e amministrativo della pensionistica di invalidità civile per la quale v. i richiami di sintesi sul Sito INPS www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5358.
  • 4. Da ciò una rete di organismi di primo e secondo livello, chiamati a valutazione medica legale pur in mancanza di specifica professionalità dei suoi addetti e con un crescendo d arretrato, da un lato, complessità gestionale dall’altro.
  • 5. In questo caso, peraltro, occorre riconoscere che la complessità scaturisce dallo stesso assetto costituzionale che attribuisce competenze pressoché esclusive in materia sanitaria alle regione.
  • 6. Tutto questo meccanismo, peraltro, non ha consentito di realizzare i preventivati effetti deflattivi del contenzioso giudiziario come risulta dalle periodiche relazioni degli organi dell’INPS.
  • 7. La apparente semplicità del disposto normativo e la conseguente “unificazione” del testo si infrangono sull’ostacolo costituito dalla interpretazione letterale della nozione di invalidità che sembrerebbe escludere varie tipologie di invalidità specifica che coesistono con quella di invalidità generica dell’AGO in fondi e casse varie. Sul punto v. - con un’ampia ricostruzione dei vari istituti ed il richiamo del variegato mondo delle “invalidità” nei diversi regimi previdenziali complementari o sostitutivi - v. Lodi , La nuova regolamentazione del contenzioso previdenziale ed assistenziale su http://www.bizbrain.it/luigidigiosaffatte/?p=230 che richiama l’orientamento dei legali INPS favorevole ad un interpretazione strettamente letterale del termine invalidità della riforma, riporta una schematica ricognizione delle varie tipologie di “invalidità che ancora permangono nel sistema, sottolineando che, comunque, “stante la generica dizione adottata dal legislatore, si può legittimamente assumere che, da un lato, nella locuzione “pensioni di inabilità” debbano essere inclusi anche “l’assegno privilegiato di inabilità” e l’eventuale subordinato “assegno mensile per l’assistenza personale e continuativa”, e, dall’altro lato, che l’ulteriore locuzione “Assegno di invalidità” debba comprendere sia “l’Assegno ordinario di invalidità” (A. O. I.), sia “l’Assegno privilegiato di invalidità” (A. P. I.).” V. anche www.studioaquilani.it/content/il-nuovo-processo-previdenziale-e-assistenziale.
  • 8. Terminologia, a quest’ultimo riguardo affatto generica, tanto che è stata adombrata la possibilità che il giudice addossi dette spese al ricorrente (Lodi cit. che peraltro esprime preoccupazioni al riguardo, auspicando che siano i giudici a limitare questa possibilità alle sole ipotesi di liti temerarie.
  • 9. Relativamente a tale situazione ed ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della norma in commento (come già sappiamo, il 1° gennaio 2012), il comma 3 dello stesso art. 38 stabilisce che “la dichiarazione relativa al valore della lite deve essere formulata nel corso del giudizio”.
  • 10. www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_8_1.wp?previsiousPage=mg_1_8_1&contentId=SDC763490
  • 11. Il Contributo avrebbe dovuto rappresentare l'eliminazione dell'uso delle marche e la riunione di tutte le tasse sulle cause in un unico pagamento, ma la cosa è riuscita solo in parte. Infatti, al momento dell'iscrizione a ruolo della causa bisogna quasi sempre depositare anche una marca da 8 (non dovuta per i processi previdenziali) . Inoltre sull'atto vanno applicate le marche per notifica.
  • 12. L’art. 152 disp. att. c.p.c. così recita: “152. Esenzione dal pagamento di spese, competenze e onorari nei giudizi per prestazioni previdenziali — Nei giudizi promossi per ottenere prestazioni previdenziali o assistenziali la parte soccombente, salvo comunque quanto previsto dall'art. 96, primo comma, del codice di procedura civile, non può essere condannata al pagamento delle spese, competenze ed onorari quando risulti titolare, nell'anno precedente a quello della pronuncia, di un reddito imponibile ai fini IRPEF, risultante dall'ultima dichiarazione, pari o inferiore a due volte l'importo del reddito stabilito ai sensi degli artt. 76, commi da 1 a 3, e 77 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115. L'interessato che, con riferimento all'anno precedente a quello d’instaurazione del giudizio, si trova nelle condizioni indicate nel presente articolo, formula apposita dichiarazione sostitutiva di certificazione nelle conclusioni dell'atto introduttivo e si impegna a comunicare, fino a che il processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di reddito verificatesi nell'anno precedente. Si applicano i commi 2 e 3 dell'art. 79 e l'art. 88 del citato testo unico di cui al d.p.r. n. 115 del 2002.
  • 13. Il beneficio dell’esonero delle spese processuali resta legato, dunque, alle condizioni reddituali e, per usufruirne occorre formulare apposita dichiarazione sostitutiva di certificazione nelle conclusioni del ricorso giudiziario con l’impegno a comunicare, finché il processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di reddito verificatisi nell’anno precedente. nel gratuito patrocinio. L’art. 77 del d.lgs. 115 del 2002 prevede anche che l’importo complessivo dei redditi debba essere adeguato ogni due anni in relazione alla variazioni ISTAT. Di recente, la modifica è avvenuta da parte del Ministero della Giustizia con D.M. 20.01.2009 con una variazione che si riflette anche nelle controversie in materia di assistenza e previdenza.
  • 14. L’accesso alla giustizia per la difesa delle posizioni giuridiche soggettive è un diritto fondamentale di ciascun individuo. L’art. 24 Cost. è correlato all’art. 111 Cost., il quale, al 1° comma, dispone che “la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata”.
  • 15. Esula dalle finalità di questa nota l’approfondimento del tema dell’abuso del processo, filiazione dell’abuso di diritto, per il quale si legge che il Supremo Collegio ha ricordato che è ormai acquisita una nozione minima comune dell’abuso del processo, che riposa sull’altrettanto consolidata nozione generale dell’abuso del diritto, riconducibile al paradigma dell’uso per finalità oggettivamente diverse rispetto all’interesse in funzione del quale il diritto è riconosciuto. Il carattere generale del principio dipende dal fatto che ogni ordinamento che aspiri all’ordine tende a darsi misure di autotutela, al fine di evitare che i diritti da esso garantiti siano esercitati o realizzati in maniera abusiva, ovvero eccessiva o distorta. In ambito sovranazionale l’articolo 35 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, secondo cui la Corte di Strasburgo dichiara irricevibile ogni ricorso incompatibile con le disposizioni delle Convenzioni e dei suoi Protocolli, consente, secondo un’interpretazione ormai consolidata, di ritenere «abusivo» il ricorso quando la condotta ovvero l’obiettivo del ricorrente sono manifestamente contrari alla finalità per la quale il diritto di ricorrere è riconosciuto. In altri termini, è abusivo qualsiasi comportamento del ricorrente manifestamente contrario alla vocazione del diritto di ricorso stabilito dalla Convenzione e che ostacoli il buon funzionamento della Corte: A. Marino, L'abuso del processo su http://www.specchioeconomico.com/201204/mariniG.html.
  • 16. Così l’art. 92, comma 2, c.p.c. permette al giudice, in presenza di “gravi ed eccezionali ragioni”, di compensare in tutto o in parte le spese del giudizio; non solo, ma con la Legge 18 giugno 2009, n. 69, il legislatore è intervenuto sul secondo comma dell’art. 92 c.p.c., allo scopo di moderare il potere del giudice nella compensazione tra le parti delle spese del giudizio, prevedendo che la compensazione possa avvenire non più in presenza di “giusti motivi” ma soltanto in presenza di “altre gravi ed eccezionali ragioni”. Detto articolo c.p.c., nella formulazione originaria, consentiva al giudice di compiere la compensazione delle spese nell’ipotesi di soccombenza reciproca in presenza di “giusti motivi”, senza, tuttavia, precisare se gli stessi dovessero o meno essere specificati in motivazione lasciando così ampio spazio alla discrezionalità del giudice. .La Legge 18 giugno 2009, n. 69 è intervenuta sul testo dell’art. 92, secondo co., c.p.c., non per rendere obbligatorio il controllo sulla congruità della motivazione della compensazione delle spese di lite, ma rimpiazzando la clausola generale che fissava il relativo potere alla sussistenza di “giusti motivi” e riconducendolo alla ricorrenza di “gravi ed eccezionali ragioni”.La riforma è ispirata non solo da finalità deflattive del contenzioso per togliere alla parte soccombente ogni benevola speranza di compensazione delle spese in caso di proposizione o prosecuzione di azioni giudiziarie pretestuose o infondate, ma anche dallo scopo di limitare gli ambiti di discrezionalità del giudice confinando il potere di compensare le spese in ambiti ristretti ed eccezionali. La Legge 18 giugno 2009, n. 69 ha, inoltre, inciso profondamente sul sistema della responsabilità processuale aggravata, introducendo un terzo comma all’art. 96 c.p.c., secondo cui “in ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata”. Ipotesi diversa, giova aggiungere, da quelle tradizionali di responsabilità processuale aggravata, non essendo indispensabile che la parte vittoriosa abbia subito un danno a causa del processo ma che dimostri, anche in via presuntiva, di aver subito un pregiudizio e che “il carattere temerario della lite, che costituisce l’indefettibile condizione perché possa configurarsi la responsabilità processuale aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c. (va ravvisato nelle ipotesi in cui una parte abbia agito o resistito in giudizio con malafede o colpa grave, dovendosi riconoscere siffatti stati psicologici quando la parte abbia agito o resistito nella coscienza dell’infondatezza della domanda o delle tesi difensive sostenute, ovvero nel difetto dell’ordinaria diligenza nell’acquisizione di detta consapevolezza»
  • 17. Ed invero, il Decreto del Ministero della Giustizia n. 140 del 20 luglio 2012 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 195 del 22 agosto 2012) ha previsto, all’art. 4, comma VI, che “costituisce elemento di valutazione negativa, in sede di liquidazione giudiziale del compenso, l'adozione di condotte abusive tali da ostacolare la definizione dei procedimenti in tempi ragionevoli”. L’art. 10 (“Responsabilità processuale aggravata e pronunce in rito”) dispone che “nel caso di responsabilità processuale, ai sensi dell'articolo 96 del codice di procedura civile, ovvero, comunque, nei casi d’inammissibilità o improponibilità o improcedibilità della domanda, il compenso dovuto all'avvocato del soccombente è ridotto, di regola, del 50 per cento rispetto a quello liquidabile a norma dell'articolo 11” (“Determinazione del compenso per l’attività giudiziale civile, amministrativa e tributaria”). Quest’ultimo articolo dispone che “il giudice può sempre diminuire o aumentare ulteriormente il compenso in considerazione delle circostanze concrete, ferma l'applicazione delle regole e dei criteri generali di cui agli articoli 1 e 4”. Inoltre, la Legge 7 agosto 2012, n. 134 (di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese) ha previsto, tra le altre, misure urgenti per la giustizia civile (artt. 54, 55 e 56). Quivi è ulteriormente specificato che “non è riconosciuto alcun indennizzo in favore della parte soccombente condannata a norma dell'articolo 96 del codice di procedura civile e in ogni altro caso di abuso dei poteri processuali che abbia determinato una ingiustificata dilazione dei tempi del procedimento”.
  • 18. Con questa finalità è coerente il disposto dell’art. 38 della legge98/2011 che al 1° comma prevede che “Al fine di realizzare una maggiore economicità dell’azione amministrativa e favorire la piena operatività e trasparenza dei pagamenti, nonché deflazionare il contenzioso in materia previdenziale, di contenere la durata dei processi in materia previdenziale, nei termini di durata ragionevole dei processi, previsti ai sensi della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, a) i processi in materia previdenziale nei quali sia parte l’INPS, pendenti nel primo grado di giudizio alla data del 31 dicembre 2010, per i quali, a tale data, non sia intervenuta sentenza, il cui valore non superi complessivamente euro 500,00, si estinguono di diritto, con riconoscimento della pretesa economica a favore del ricorrente. L’estinzione è dichiarata con decreto dal giudice, anche d’ufficio. Per le spese del processo si applica l’articolo 310, quarto comma, del codice di procedura civile.
  • 19. Sull’ATP, per questo tema e in generale v. anche Massimiliano Morelli su http://www.giustiziadellavoro.it/articolo.php?pg=196
  • 20. Celotti. Il nuovo filtro in Cassazione. Vedi anche anche Il "filtro" al ricorso in cassazione e la prima pronuncia delle Sezioni unite di Antonio Carratta pubblicato su Sito Web www.treccani.it