Relazione del 4.2.2011 a cura dell’Avv. Pier Paolo Zambardino

Relazione del 4.2.2011 a cura dell’Avv. Pier Paolo Zambardino

Dal convegno "Quale futuro per l'assistenza ai veri invalidi?" tenuto presso la Biblioteca storica del Tribunale di Castel Capuano (NA), la relazione del 4.2.2011 a cura dell’Avv. Pier Paolo Zambardino.

RELAZIONE "QUALE FUTURO PER L'ASSISTENZA AI VERI INVALDI"

Premessa

Tentando di dissimulare il tumulto interiore che mi deriva dall'essere affiancato da un simile parterre de rois mi offro a Voi non tanto in qualità di professionista ma di freddo, cinico forse, ma sicuramente disincantato osservatore.
Per qualificare il mondo dell'invalidità civile in generale ed in particolare a Napoli e provincia bisogna entrarci in profondità, viverlo per anni e individuarne tutte le sfaccettature per poter infine comprenderlo.
La sua architettura ha la forma di una piramide alla cui base attecchisce e pullula rigogliosa una compagine formata da vari organismi: patronati, CAF, agenzie private istituite da procacciatori di professione che si tramandano il mestiere di padre in figlio, avvocati, gente più o meno improvvisata che conosce altra gente e ne individua il potenziale invalidante, circoli politici che, coalizzando la propria base elettorale, selezionano i candidabili per ricavarne alla fine un rientro economico e d'immagine.
Al di sopra di questo brulicante sottobosco ci sono le Aziende sanitarie locali e l'INPS cui è demandato il potere di decidere le sorti dei richiedenti, poi ancora più su la magistratura di merito e di legittimità.
Tornando alla base il primo sforzo ermeneutico dell'osservatore è convincersi che esistono diverse tipologie di persone che presentano una domanda d'invalidità civile: c'è quello che tenta di speculare sulla patologia del padre o della figlia, c'è il lavoratore appena licenziato che tenta di ottenere il beneficio assistenziale a mò di ammortizzatore sociale, c'è l'invalido creato ed assemblato da delinquenti più o meno organizzati da sdoganare poi nell'arena amministrativa o giudiziaria, c'è quello che, confrontando e trovando corrispondenti le proprie patologie con quelle di un suo conoscente già riconosciuto disabile, ritiene di dover ottenere de plano la prestazione; c'è il millantatore che è convinto di poter realizzare il suo o l'altrui handicap avvalendosi delle conoscenze negli ospedali ed altre categorie ancora contro le quali sicuramente vi sarete imbattuti nel corso del tempo.
Come avete notato non ho menzionato nell'elenco una tipologia d'individui specifica: i veri invalidi.
Il vero bisognoso che richiede l'assistenza dallo Stato, nel momento in cui presenta una domanda d'invalidità civile, ha già la strada sbarrata da migliaia di richieste identiche provenienti da quel mondo cui ho accennato e si accorge con sgomento che la propria istanza verrà trattata dopo mesi e mesi; è costretto nel frattempo a trovare sostentamento con risorse alternative se ce l'ha o a sfiorare se non piombare nell'assoluta indigenza.
Per definizione infatti l'invalido civile è colui che, possedendo un reddito esiguo o inesistente, vede approssimarsi la soglia della povertà e le domande alle quali dovremmo rispondere sono: come fornirgli adeguata garanzia nel pieno rispetto dell'art. 38 della Costituzione?
Come possiamo sfrondare l'ingolfato ingresso alle ASL, alle INPS e nei nostri tribunali e d'altro canto, siamo veramente disposti a rinunciare a tutto questo? Senza sottrarmi a rispondere alla prima parte della domanda mi preme aprire da subito un'altro tema di discussione.
L'invalidità civile è un filone d'oro, un alveare attorno al quale ronza una moltitudine di api affamate ed attirate da miele facile.
Essa consta di tante zone grigie che garantiscono la sussistenza, il benessere o l'agiatezza di tante persone: dai procacciatori già nominati agli avvocati, dai criminali ai consulenti medici, dagli insospettabili impiegati statali o comunali ai medici fornitori di pazienti. Insomma: tutti ci guadagnano e tutti...ahimè ci perdono.
La comunità ci perde perchè questo girone infernale si traduce in minori servizi assistenziali, perchè i falsi invalidi ostruiscono con le proprie richieste le pratiche per l'esenzione totale o parziale del ticket sanitario, perchè i contrassegni per la sosta a loro assegnati sembrano spuntare dappertutto, perchè il collocamento speciale preposto al loro inserimento nel mondo del lavoro non assolve al suo compito, perchè i permessi lavorativi garantiti dalla L. 104/92 sono appannaggio di una schiera abnorme di beneficiari e perchè il nostro Tribunale riceve circa 20/25 mila cause all'anno con una quota pro capite di 1400 giudizi a magistrato e la corte d’Appello non esamina i gravami prima di 3 o 4 anni e perchè infine lo Stato somministra miliardi di Euro al pagamento delle provvidenze assistenziali nelle quali si annidano migliaia di casi taroccati.
Ma intanto queste zone grigie sono diventate sistema ed hanno esteso le proprie metastasi non più e non solo alla base della piramide ma oltre.
Le pagine dei quotidiani ci informano, oggi come allora, di sodalizi tra pubblici dipendenti che trovano in questo settore la fonte dei loro lucrosi ed illegittimi guadagni; a questi si aggiungano i medici di base che provvedono a falsificare diagnosi e prescrizioni, i consulenti medico legali i quali, perdendo ogni freno inibitorio, barattano le proprie perizie con somme di danaro. A questo proposito mi sia consentita una breve digressione personale: anche dalla denuncia dei miei colleghi verso questi CTU si fortifica la lotta alla corruzione, non voltiamoci dall'altra parte e troviamo il coraggio di farlo senza timore di essere ghettizzati o etichettati ironicamente con frasi del tipo "ha voluto fare l'eroe" o "si atteggia a campione della legalità". Vedrete che poi vi sentirete meglio ed anche la vostra coscienza ed il vostro prestigio ne trarranno giovamento.
Allora senza ipocrisia vengo al punto nodale della questione: chi vogliamo salvaguardare: quel sistema o il vero invalido? E' possibile semmai contemperare i due pesi su di una ipotetica bilancia? Io ritengo di sì ma lo sforzo deve essere congiunto e non riguardare solo noi professionisti ma anche chi sta al di là della barricata e cioè l'INPS, l'ASL e lo Stato.
L'INPS, come tutti sanno, è l'ente previdenziale cui è stato demandato dallo Stato il compito straordinario di riesaminare, tra le altre cose, circa seicentomila prestazioni sino al 2012. A queste si aggiungano le normali revisioni da effettuare alla scadenza indicata dai verbali ASL oltre alle verifiche dei predetti quando il giudizio medico-legale non sia stato reso all'unanimità in occasione del vaglio delle prime istanze. E' logico presumere che all'Ente spetta e spetterà un compito immane derivante dal dover visionare centinaia di migliaia di certificazioni mediche e che tuttavia, si possano verificare errori di valutazione, vuoi per leggerezza, abuso, negligenza, esigenza di smaltire in fretta per rientrare in certi obiettivi etc.
(Non molto tempo fa ad. es., è capitato che un signore ha dovuto incassare, oltre al danno di avere un figlio con epilessia congenita a frequenza settimanale, la beffa di un giudizio negativo da parte dei medici della Commissione INPS di Napoli i quali, pur avendo assistito ad una crisi del ragazzo con crollo totale, avevano ritenuto di non dover confermare l'accompagnamento. Il genitore, a quel punto, prostrato ed al contempo infuriato, ha provveduto a denunciare i due medici e le indagini penali sono attualmente in corso).
Cosa dire poi di una circolare (non rinvenuta nel sito ufficiale) emanata a settembre/10 che ridefinisce in senso peggiorativo i criteri per la concessione dell'indennità di accompagnamento recependo in toto un emendamento del governo che tuttavia non fu approvato in sede di conversione della L. 122/10?
E' vero oppure no che l'indennità di accompagnamento verrà attribuita solo a coloro che presentano l’impossibilità a deambulare, non la semplice difficoltà, il carattere di permanenza dell’aiuto dell’accompagnatore, non di saltuarietà anche con l'ausilio di presidi ortopedici? Corrisponde alla realtà che per quel che concerne gli atti quotidiani della vita, essi saranno intesi come quel complesso di attività che assicurano un livello basale di autonomia personale in un ambito per lo più intradomiciliare e che il prendere in considerazione le attività extradomiciliari, in ambienti complessi come le moderne metropoli, porterebbe ad una valutazione talmente estensiva da superare l’ambito medico legale?
"Vi atterrete alle diagnosi specialistiche rilasciate preventivamente al fine di sottrarre alcune patologie gravi ed irreversibili dal novero di quelle individuate per le verifiche straordinarie oppure le vostre circolari impongono, senza eccezioni, la convocazione a visita?"
All'INPS oggi presente con due autorevoli rappresentanti, chiediamo dunque: "Quali sono le linee guida che intende seguire per la concessione in generale degli assegni e delle pensioni ed in particolare delle indennità di accompagnamento?"
"Le risorse umane e tecnologiche di cui l'Ente dispone sono in grado di valutare con scrupolo, serenità e competenza il pur immane carico di lavoro?"
Per altro verso non posso sottacere della difficoltà incontrata dagli utenti nell'atto della presentazione di una nuova domanda dopo la conclusione di un procedimento giudiziario che li hanno riguardati perchè il sistema informatico, ricavando dal database una causa ancora in itinere, blocca in radice l'istanza costringendo l'aspirante invalido od un suo rappresentante ad ovviare in altri modi, per non parlare delle revisioni imposte dalle ASL che comportano la sospensione dell'erogazione della pensione ed il suo ripristino a distanza di mesi o viceversa della ripetizione di somme anche cospicue da parte dell'istituto che ha, nelle more del procedimento di revisione negativa, omesso di interrompere e continuato a somministrare il beneficio per molto tempo.
Ed infine: qual'è il senso giuridico, prima che logico, di far costituire in giudizio personale amministrativo che si confronterà con avvocati agguerriti e giudici, presumiamo, non clementi a sopportare le lacune e gli svarioni che i dipendenti dell'INPS immancabilmente produrranno?
Ma sia chiaro: non vuole questa essere solo una denuncia ma una critica costruttiva: siamo all'inizio di una rivoluzione nel settore dell'invalidità civile e sappiamo che la macchina sta progressivamente carburando: ne è riprova l'esclusione, da gennaio di questo anno, dei soggetti affetti da sindrome di down dallo stillicidio del programma di verifica straordinaria o l'estensione della validità del certificato medico telematico a 90 gg. perchè la scadenza mensile aveva ingenerato troppi problemi e proteste anche da parte dei medici certificatori.
Ma la strada è ancora lunga e deve essere compiuta, secondo chi scrive, in sinergia con tutti gli operatori del settore e senza bistrattare gli avvocati cui, ancora oggi, non viene comunicata presso gli studi, la liquidazione delle provvidenze dei propri assistiti.
Senza soffermarci sulle commissioni incardinate presso le Aziende Sanitarie Locali che meriterebbero un discorso a parte e sperando comunque che la presenza al loro interno di un medico dell'INPS, d'ora in poi, valga a riscattare la definizione data loro di ricettacolo di favori e prebende e che si compia finalmente una analisi retta e qualificata della certificazione prodotta dagli aspiranti invalidi si passi in rassegna il ruolo dello Stato.
L'obiettivo del Legislatore, mai come in questo momento, è volto a contrastare le frodi commesse in materia d'invalidità civile. Se non altro dobbiamo dargli atto che esso ha posto in essere una serie di misure (L. 68/09, L. 122/10) che hanno riportato nelle casse dello Stato alcuni milioni di euro ma bisogna fare attenzione: i controlli straordinari imposti dal governo colpiscono un target di persone senza distinguere tra falsi e veri invalidi (e se i primi avessero diligentemente conservato la documentazione che li riguarda ed i secondi no), per altro verso questi vengono sollecitati a recare tutta la certificazione medica in loro possesso entro 15 gg. pena la chiamata immediata o la sospensione della prestazione e ciò in patente violazione delle norme amministrative che impongono la circolazione interna di fascicoli già detenuti da pubbliche amministrazioni, ovvero dalle ASL, dalle disciolte commissioni di verifica presso il Ministero dell'Economia o dalla stessa INPS.
Per non discutere dei corridoi delle commissioni deputate alle verifiche che sembrano colonne di sfortunati da gettare dalla rupe Tarpea di spartana memoria, senza rispetto della privacy e del dolore, costretti a lunghe ore di attesa ed ostacolati in generale da una metropoli - Napoli - non a misura d'uomo normodotato, figuriamoci di invalido.
La censura deve vieppiù estendersi alla mancata occasione di aggiornare finalmente le tabelle ministeriali vecchie di 19 anni sulle quali si basa la valutazione medico-legale dell'invalidità civile. Il governo, che pure aveva annunciato (art. 20 comma 6 D.L. 78/09 conv. in L. 102/09) l'istituzione di una commissione con il compito di attualizzarle, sembra aver desistito ed oggi esse si prestano ad ogni forma di interpretazione, estensiva, riduttiva ed analogica da parte di consulenti medico-legali e commissioni varie.
Una delle sfide che vivamente auspichiamo, secondo me, si gioca proprio sul terreno della innovazione delle classificazioni delle patologie invalidanti, della inclusione di malattie rare, dell'adozione di nuove scale di misurazione con il coinvolgimento di specialisti (anche esterni al governo o all'apparato statale) di acclarato prestigio.
Ed allora torno alla prima parte della domanda che mi ero posto in premessa e concludo:
1) Da parte dei miei colleghi si tenti un'opera di filtro sulla proponibilità delle istanze amministrative, non si ceda alla tentazione di inoltrare una domanda palesemente infondata con la speranza che circostanze ante o endo processuali possano porvi rimedio. Si rispetti o, almeno, ci si sforzi di rispettare l'obbligo deontologico che vieta la sottrazione e l'accaparramento della clientela, il negoziare onorari al ribasso che falciano la concorrenza.
Essi spazzino via gradualmente la popolare concezione che un individuo menomato e socialmente improduttivo possa e debba ottenere assistenza dello Stato: non siamo sciacalli ma orgogliosamente avvocati.
2) L'INPS ha un compito ingrato ma fondamentale. Avvalendosi della tecnologia di cui dispone dovrà sì ottimizzare il proprio sistema operativo di ricezione, trattazione e liquidazione delle pratiche ma dovrà essere puntuale a trattare con piglio asettico e competente gli aspiranti invalidi, contemplare tempi stretti di accertamento del diritto, facilitare l'avvicinamento dell'utenza ai call-center ed al sito informatico ed attenuare, nei limiti del possibile, l'utilizzo di aiuti estemporanei (a questo proposito è notizia recente che l'istituto abbia assunto 488 medici esterni per corroborare il piano delle verifiche straordinarie con un esborso di 14 milioni di euro ma, allo stato, non è dato di sapere quali siano le loro competenze e ci si interroga sul fatto che il provvedimento non sia del tutto antieconomico!).
3) Il Governo, al di là della sua colorazione politica e delle sue scelte ideologiche, deve da un lato seguitare la lotta alle false invalidità, deflazionare il contenzioso giudiziario (ma già si registrano recenti interventi in tal senso quali l'abolizione del ricorso amministrativo, la decadenza semestrale per l'impugnazione del verbale, l'impossibilità di avanzare nuove domande in costanza di procedimenti amministrativi o giudiziari), ma dall'altro lato garantire al vero invalido che sia riconosciuto tale, la permanenza del suo status il più a lungo possibile sulla base di una tabella nuova ed omnicomprensiva di tutte le infermità riconosciute dalla letteratura medico-scientifica.
Per ragioni di contenimento si è scelto di nicchiare sulla magistratura che, spero, sarà oggetto di argomentazione in un'altra sede.
Grazie.
Avv. Pier Paolo Zambardino