Messaggio Inps numero 13978 del 22 giugno 2009

Messaggio Inps numero 13978 del 22 giugno 2009

Nuove disposizioni in materia di processo civile. Legge 18 giugno 2009 n° 69.

Inps - Messaggio n. 13978 del 22/6/2009


Oggetto: Nuove disposizioni in materia di processo civile. Legge 18 giugno 2009 n° 69.

Sul Supplemento Ordinario n° 95/L alla Gazzetta Ufficiale n° 140 del 19 giugno u.s. è stata pubblicata la Legge 18 giugno 2009, n° 69 che reca nuove disposizioni in materia di sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile, e che persegue, tra i vari obiettivi del provvedimento collegato alla Finanziaria 2009 (legge 22 dicembre 2008, n. 203), quello di accelerare i tempi della Giustizia mediante una profonda innovazione del processo civile che realizzi progressivamente il principio della ragionevole durata del processo (art. 111, comma 2, Cost.).

Il IV Capo del nuovo provvedimento, dedicato alla Giustizia, introduce, oltre ad alcune norme non di immediata applicazione - tre deleghe al Governo per la riforma, rispettivamente, del processo amministrativo (art. 44); per la semplificazione dei procedimenti civili di cognizione e la riduzione di quelli di competenza della giurisdizione ordinaria regolati da leggi speciali ai tre tipici riti contemplati dal codice di procedura civile (rito ordinario di cognizione, rito del lavoro ed il nuovo rito sommario di cognizione) (art. 54); per la disciplina della mediazione e della conciliazione stragiudiziale delle controversie civili e commerciali (art. 60) - innovazioni dell'ordinamento processuale di ampia portata, tra loro molto eterogenee, di cui alcune direttamente riguardanti il processo del lavoro e di precipuo interesse per l'attività dell'Istituto. In attesa di una più completa ed accurata disamina delle norme di legge, e di quelle delegate che interverranno a riordinare organicamente il sistema processuale civile, che formeranno oggetto di uno specifico corso formativo per tutti i legali dell'Istituto, si delineano le modificazioni più significative che involgono il rito del lavoro che governa le controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie nelle quali l'Istituto, assumendo di regola la veste di parte, è direttamente interessato.

1) L'art. 7 del codice di procedura civile è stato novellato ampliando la competenza per valore del Giudice di pace sia per le cause relative a beni mobili (fino a euro 5.000,00), sia per le cause di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e dei natanti (fino a euro 20.000,00). In queste ultime cause, da trattarsi secondo il rito ordinario anche in caso di lesioni personali (art. 53), ove l'evento invalidante sia imputabile alla responsabilità di terzi ed comporti l'erogazione di prestazioni previdenziali, l'Istituto ha facoltà di surrogarsi nei diritti del danneggiato-assicurato per conseguire nei confronti del responsabile civile e della compagnia di assicurazione il tantundem del trattamento corrisposto, come espressamente previsto dall'art. 1916 codice civile per quanto attiene i trattamenti di malattia, e dall'art. 14 della legge 12 giugno 1984, n. 222, per quanto attiene l'assegno di invalidità e la pensione di inabilità (art. 45, comma 1). Inoltre, al medesimo art. 7 è stato aggiunto, al comma 3, il numero 3-bis che integra la competenza del Giudice di pace, senza limite di valore, per le cause relative agli interessi o accessori da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali. Con riguardo a dette controversie, il terzo comma dell'art. 442 cod. proc. civ. ha precisato che non si osservano le norme di procedura contenute negli articoli da 409 a 448, ovvero le norme del processo del lavoro (art. 46, comma 22). Il complessivo aumento della competenza per valore della magistratura onoraria, rafforzato dalle restrizioni poste alle parti che vogliano eccepire l'incompetenza del giudice adito ed al giudice di rilevarla d'ufficio (art. 45, comma 2), ha l'evidente scopo di deflazionare il carico di lavoro dei Tribunali, con la migrazione di alcune centinaia di migliaia di cause al Giudice di pace, e la valorizzazione delle funzioni di quest'ultimi.

2) La disciplina in tema di litispendenza e di continenza di cause, da accertarsi nella forma dell'ordinanza più snella rispetto a quella della sentenza, codifica un principio da tempo affermato dalla giurisprudenza di legittimità (Cass., Sez. Un., 11 maggio 1992, n. 5597), precisando che nel rito del lavoro, e dunque anche nelle cause di previdenza e di assistenza, la prevenzione è determinata dal deposito del ricorso nella cancelleria del giudice adito (art. 45, comma 3).

3) L'individuazione del Giudice del lavoro territorialmente competente a conoscere le controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie nel Tribunale nella cui circoscrizione ha la residenza - nello Stato - l'attore non contemplava il caso di controversie intentate da assicurati e suoi aventi causa residenti all'estero, che pertanto venivano incardinate usualmente dinanzi al Tribunale nella cui circoscrizione ha la sede legale l'Ente convenuto, ossia il Giudice del lavoro di Roma, così ulteriormente congestionando il gravoso carico di lavoro di quell'Ufficio. A ciò si è posto rimedio stabilendo la competenza del “Tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione l'attore aveva l'ultima residenza prima del trasferimento all'estero ovvero, quando la prestazione è chiesta dagli eredi, nella cui circoscrizione il defunto aveva la sua ultima residenza” (art. 46, comma 23).

4) Profondamente innovato risulta il regime delle spese legali nei giudizi promossi per ottenere prestazioni previdenziali ed assistenziali. E' stato, infatti, posto un limite all'importo delle “spese competenze ed onorari liquidati dal giudice”in favore della parte vittoriosa, le quali “non possono superare il valore della prestazione dedotta in giudizio” (art. 52, comma 6). La norma mostra un chiaro intento dissuasivo verso il contenzioso cd. bagattellare.

5) Nella direzione di contenere un contenzioso, talora non necessario, è stata estesa “alle domande volte a ottenere il riconoscimento del diritto a pensioni, assegni ed indennità comunque denominati spettanti agli invalidi civili nei procedimenti in materia di invalidità civile, cecità civile e sordomutismo”, la norma già in vigore in materia di assegno ordinario di invalidità e di pensione ordinaria di inabilità (art. 11 legge 12 giugno 1984, n. 222), che preclude la presentazione di ulteriori domande per le medesime prestazioni fino a quando non sia esaurito il relativo procedimento amministrativo o non sia definito il procedimento giurisdizionale con sentenza passata in giudicata (art. 56, comma 2).
Numerose altre disposizioni della riforma del processo civile, oltre a innovare il rito ordinario e ad introdurre il procedimento sommario di cognizione, non sono dedicate a modificare direttamente il rito del lavoro, e con esso quello delle controversie previdenziali ed assistenziali (art. 442 cod. proc. civ.): nondimeno esse concorrono a disciplinare il rito del lavoro, attesa la specialità di quest'ultimo rito rispetto al carattere generale del rito ordinario, per tutti gli istituti processuali non diversamente regolati dal rito speciale. Di esse si segnalano, sinteticamente - richiedendo una completa disamina una separata trattazione -, le norma dirette a:

a) contenere i tempi del processo per garantirne una ragionevole durata mediante:

- la riduzione a tre mesi del termine entro cui deve essere riassunta la causa, proseguito il processo sospeso o riassunto quello interrotto, oppure scaduto il quale l'inattività delle parti determina l'estinzione del processo, ora rilevabile anche ex officio;

- il dimezzamento a sei mesi del termine per impugnare le sentenze non notificate al difensore (così evitando il passaggio i giudicato);

- la generalizzata rimessione in termini, per ragioni equitative, della parte che sia incorsa in decadenze per causa alla stessa non imputabile;

- l'istruzione della causa in conformità ad un calendario del processo;

b) semplificare gli atti processuali e dare impulso al compimento di essi mediante:

- la sanatoria dei vizi di rappresentanza e di assistenza della parte, o che inficiano la procura alle liti, entro un termine perentorio stabilito dal giudice;

- la trasmissione della procura alle liti mediante posta elettronica certificata;

- l'accelerazione dei tempi e delle modalità di esecuzione della consulenza tecnica d'ufficio;

- l'incremento delle sanzioni pecuniarie nei casi di inammissibilità o rigetto dell'istanza di ricusazione, di rifiuto del custode di eseguire l'incarico e del terzo di consentire l'ispezione;

- la concisa motivazione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, “anche con riferimento a precedenti conformi”;

- il regolamento delle spese di lite che penalizza comportamenti dilatori, stabilendosi la condanna al pagamento delle spese processuali a carico della parte, che pur risultando vittoriosa in misura non superiore all'eventuale proposta conciliativa, l'abbia rifiutata senza giustificato motivo;

- il disincentivo della compensazione delle spese di lite, al di fuori della soccombenza reciproca, che dovrà essere motivata da gravi ed eccezionali ragioni;

- la condanna, anche d'ufficio, al pagamento a titolo di spese di lite in favore della parte vittoriosa di una somma equitativamente determinata;

- l'assunzione della prova testimoniale per iscritto rispondendo ai quesiti riporti in un modello predisposto;

c) istituire un nuovo rito sommario di cognizione, che riprende l'agile struttura del rito del lavoro ma che ad esso resta alternativo, destinato ad una larga applicazione, perché:

- riguarda tutte le controversie in cui il Tribunale giudica in composizione monocratica;

- la domanda si propone con ricorso, cui segue la fissazione dell'udienza di comparizione delle parti e la loro costituzione nel rispetto di termini posti a pena di decadenza;

- la decisione segue ad una deformalizzata istruzione alla stregua delle difese svolte dalle parti;

- si conclude con ordinanza idonea ad acquistare l'autorità della cosa giudicata;

d) rafforzare il controllo di legittimità delle sentenze degli organi giurisdizionali ordinari e speciali, e la funzione nomofilattica della Corte di cassazione rivolta ad uniformare la giurisprudenza, mediante:

- una preventiva selezione dei ricorsi, che impedisca l'abuso nell'utilizzo dell'impugnazione avutosi nel passato ed al quale aveva tentato di porre rimedio il requisito della formulazione - a pena di inammissibilità - del “quesito di diritto” o “della chiara indicazione del fatto controverso”, che perciò viene abrogato;

- l'introduzione di due ipotesi di inammissibilità del ricorso quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l'esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l'orientamento della stessa, o quando è manifestamente infondata la censura relativa alla violazione dei principi regolatori del giusto processo;
- la creazione di un'apposita sezione “filtro” cui è demandata la definizione in camera di consiglio di tutti i ricorsi che non devono essere assegnati alle sezioni semplici.

In coerenza con l'intento di ridurre, unitamente al tempo occorrente per la definizione dei giudizi, l'imponente arretrato di processi civili pendenti, la riforma - che entrerà in vigore il 4 luglio 2009 - si applicherà, oltre che ai giudizi instaurati dopo la citata data dell'entrata in vigore, anche a quelli già pendenti in primo grado limitatamente alle norme che concernono il contenuto e la motivazione della sentenza, e l'improponibilità di domande ed eccezioni nuove nell'atto di appello, nonché ai giudizi dinanzi la Corte di cassazione in cui il provvedimento impugnato è pubblicato o depositato dopo il suo vigore (art. 58).

L’Avvocato Coordinatore Generale
Fausto M. Prosperi Valenti